Hai dolore al gluteo che scende lungo il retro della coscia. Ti fa male quando sei seduto al lavoro, peggiora sulle discese, e magari qualcuno ti ha già detto “è la sciatica, stai fermo”. Fermati un momento prima di fermarti davvero, perché c’è una buona probabilità che quello che ti è stato detto non sia esatto.
La parola “sciatica” viene usata talmente di frequente da essere diventata un contenitore in cui finisce tutto ciò che fa male dalla schiena in giù. Ma nel runner, e più in generale nello sportivo che lavora su pista, la situazione è spesso molto più interessante di una semplice ernia che preme su un nervo.
Il problema con il classico racconto dell’ernia
Quando senti “sciatica”, l’immagine che viene in mente è quella del disco intervertebrale che preme sulla radice nervosa. Questa è la causa più comune nella popolazione generale, ma quasi un paziente su due con sintomi sciatici ha una risonanza lombare negativa o con reperti che non spiegano nulla di quello che sente.
Questo non vuol dire che il dolore sia inventato. Vuol dire che la fonte del problema potrebbe essere altrove.
Il nervo sciatico non vive solo nella schiena
Il nervo sciatico è il nervo più lungo del corpo umano. Nasce dalla colonna, attraversa il bacino e scende lungo tutto l’arto inferiore. Nel percorso dentro al bacino, passa in un territorio molto affollato: lo spazio gluteo profondo, dove si trovano il piriforme, i gemelli, l’otturatore interno e una serie di strutture fibrose e vascolari.
In quel tratto, il nervo può essere compresso o irritato anche senza che la colonna vertebrale c’entri nulla. Questo è il concetto alla base della Sindrome del Gluteo Profondo, una diagnosi relativamente nuova che la ricerca degli ultimi anni ha definito con precisione crescente. Non è soltanto una questione di intrappolamento del nervo da parte del piriforme: possono essere coinvolti altri muscoli profondi dell’anca, strutture tendinee e legamentose. Il quadro è più complesso di quanto si pensasse.
Perché succede nel runner
Chi corre, soprattutto su pista o su percorsi con dislivello, sollecita in modo ripetitivo e asimmetrico tutta la muscolatura dell’anca e del bacino. Il piriforme è un rotatore esterno dell’anca e lavora ogni volta che il piede atterra e il bacino ha bisogno di stabilizzarsi. Se c’è una debolezza degli abduttori, una rigidità dell’ileopsoas, o semplicemente un incremento troppo rapido dei carichi di allenamento, il piriforme può andare in ipertono o infiammarsi.
Quando questo succede, il nervo sciatico che gli scorre adiacente o, in circa il 22% della popolazione, che lo attraversa direttamente può essere compresso o irritato. Il risultato è un dolore che si comporta esattamente come una sciatica classica: brucia, scende lungo il retro della coscia, a volte arriva al polpaccio.
Come si riconosce
Il dolore peggiora stando seduti per più di 20-30 minuti, classicamente guidando o in poltrona, e migliora alzandosi e camminando. Aumenta con le corse in salita e discesa, con gli squat profondi e con il crossing delle gambe. Al contrario, spesso non peggiora con la flessione del tronco in piedi, come invece succede tipicamente nelle ernie lombari.
La palpazione in profondità nel gluteo riproduce il dolore. Un fisioterapista con esperienza in questo tipo di problema usa test clinici specifici per distinguere una causa spinale da una causa glutea, e spesso ci riesce senza bisogno di imaging.
Molti di questi pazienti tornano con una risonanza lombare quasi normale e con reperti degenerativi lievi che non spiegano la clinica. E lì comincia il labirinto: “forse è la schiena comunque”, “forse devi smettere di correre”. La risposta corretta, invece, è: forse vale la pena guardare nel posto giusto.
Non devi necessariamente smettere di correre
La corsa, nel suo complesso, non è un fattore di rischio per la sciatalgia. La ricerca mostra che i runner hanno una prevalenza di mal di schiena più bassa rispetto alla popolazione generale e ad altre popolazioni di atleti, e che la corsa può essere interpretata addirittura come un fattore protettivo.
Il punto non è se correre o non correre. Il punto è correggere quello che non funziona: i carichi di allenamento, le debolezze muscolari, la mobilità dell’anca.
Cosa funziona davvero nel trattamento
Le evidenze più recenti indicano che la combinazione di esercizio fisico e mobilizzazione neurale è tra gli approcci più efficaci per la sciatica, sia nella fase acuta che in quella cronica. La mobilizzazione neurale è una tecnica fisioterapica che lavora sulla capacità del nervo sciatico di scorrere e adattarsi ai movimenti dell’arto.
A questo si aggiunge il rinforzo muscolare mirato: abduttori e rotatori dell’anca, core, glutei. Per quanto riguarda la chirurgia, le linee guida internazionali la riservano a casi selezionati con indicazioni neurologiche precise, dopo che il percorso conservativo non ha dato risultati. Per la maggior parte dei runner, non è la strada di partenza.
Cosa fare se ti riconosci in questo quadro
Non autodiagnosticarti. I sintomi sciatici hanno molte cause possibili e alcune richiedono esclusione urgente. Una valutazione clinica è il punto di partenza.
Non aspettarti di guarire solo col riposo. Il riposo assoluto prolungato non è il trattamento di elezione per queste condizioni. Il movimento guidato, progressivo, specifico è esattamente quello che serve.
Sei un runner. Hai un corpo abituato a muoversi e adattarsi. Con il percorso giusto, tornerai a correre.
Fonti
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